domenica 1 febbraio 2026

Le voci in 10 poesie di 10 poeti italiani del XX secolo

 La voce degli esseri umani è fondamentale per tanti motivi: può ammaliare, spaventare, rimanere impressa, infastidire, colpire… Limitandomi ai soli elementi positivi, posso dire che personalmente, ho trovato e trovo estremamente affascinati certe voci di donne, che magari mi è successo di sentire alla radio, sul grande schermo o in Tv, (negli ultimi due casi doppiavano attrici straniere famose e non seppi quasi mai quali fossero i loro volti); ma possono essere attraenti anche le voci degli uomini, in special modo quelle di certi attori capaci di declamare dei testi letterari che, senza le loro qualità vocali apparirebbero insignificanti (questo discorso ovviamente vale anche per le donne). Ci sono poi le voci dei cantanti - che siano lirici o pop cambia poco -, che possono divenire strumenti musicali in carne ed ossa, trasmettendoci emozioni imparagonabili, grazie ad un'arte eccelsa quale è la musica. Da non dimenticare è anche la voce degli animali: il cinguettio armonioso di tanti uccellini; il tenero miagolìo dei gattini; i caratteristici canti delle cicale e dei grilli… tutti ci trasmettono qualcosa d'importante, ed ascoltarli ci dà una sensazione piacevole. Ma, se penso al mio passato, le voci che ricordo maggiormente sono quelle dei miei cari, e il perché è facile da immaginare. Trascrivo per concludere dei versi che scrissi proprio pensando alle voci di persone che ho amato e mi hanno amato, e che ora non ci sono più: «Voci care, distanti, perdute… / Voci di tempi lontani, / che chiamavano per nome / un bambino. / Voci che rimproveravano, / che incoraggiavano / e a volte consolavano / chi aveva bisogno di aiuto. / Voci già scomparse da anni. / Ma io quelle voci / non le ho dimenticate, / e le ascolto ancora oggi».


10 POESIE DI 10 POETI ITALIANI DEL XX SECOLO



STESA ERI, SUL PRATO

di Giorgio Bassani (1916-2000)


Stesa eri, sul prato,

una croce leggera.

Un sole innamorato

ti destava, una voce…


(da "Poesie complete", Feltrinelli, Milano 2021, p. 101)





LA VOCE LONTANA

di Giuseppe Antonio Borgese (1882-1952)


L'ho udita stamane parlare al telefono, nell'altra stanza: io ero ancora impigliato negli ultimi deboli inganni dell'ultimo sonno, che davano echi di favola alla breve distanza.


Sollevatomi sul guanciale, ascoltai a lungo la sua voce, e la riconobbi vicina, ma mi parve lontana negli anni: amorosa senza lusinga, virginea senza timore, casta e veloce.


Era nuova per me, come se una delle prime volte la sentissi,

in quell'autunno fiorentino quand'essa m'era ancora sorella,

e mi portava, bianchi con un'anima d'oro, a lei somiglianti, i narcissi.


Così quest'amore in ogni stagione rimette la fronda, appena colta. 

E sorrisi, accorgendomi che avevo voglia di accorrere, per dirle: sei bella!, 

che avevo voglia di baciarla per la prima volta.


(da "Le poesie", Mondadori, Milano 1922, pp. 163-164)





VOCI

di Alda Cortella (1924-1954)


Dorme il vento della sera.

Ha lasciato sulle foglie

dell'ultima estate

l'eco di un pianto afoso d'anime.


Laggiù tra le pietre

il tempo parla

di fili tagliati:

sono voci d'amore sospese

ed io vi trovo la voce dei morti

aperta sui vivi della terra.


Io sogno in un cielo di sangue

e la mia voce forse

io non l'ho mai udita.


(da "Poesie edite e inedite", Cortella SPA, Verona, 1983, p. 39)






LA TUA VOCE, DONATELLA
di Donata Doni (Santina Maccarone, 1913-1972)

Ascoltare, attraverso il telefono
la tua voce, Donatella.
Una voce che è rimasta
dolce, sommessa,
ricca di grazia
come era nella tua infanzia.
Tu parli da una città
tanto lontana,
mi racconti semplicemente,
candidamente.
Le tue parole rievocano
alla mia memoria
le parole della tua infanzia,
quando una cornice
di ricordi biondi
ornava il tuo volto gentile,
le tue parole sono piene
di confidenza, di fiducia.
La zia lontana
che cerca di capirti,
di indovinare il dedalo
dei tuoi pensieri,
i moti del tuo cuore.
La zia lontana
che ti racconta ancora,
sul filo del telefono,
le fiabe dei poeti.
Tu le ascolti, Donatella
e forse vorresti tornare bambina
per rivedere il volto
della bella addormentata,
del principe azzurro.
Tu le ascolti e rispondi
con la tua voce sommessa
che io amo tanto, Donatella.


                                                 Roma 24 novembre 1971

(da "Il fiore della gaggìa", Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1973, pp. 119-120)




ANCORA T'ASCOLTO CHE PARLI

di Enrico Fracassi (1902-1924)


Ancora t’ascolto che parli,

sempre che io viva t’ascolto

come volubile tu parli

presso al limite dell’aia,

qui, dove il muro precipita,

dove, se t’ascolto che parli,

più dilacerante nel cielo

disegnano un solco le stelle,

che ascoltano mentre tu parli.


(da "Passione e oblio", Il Labirinto, Roma 1998, p. 10)





RADIOLINA

di Nico Orengo (1944-2009)


Accende sotto l'asciugamano

la radiolina, nonno Carlo

e a zia Lina su Montecarlo

fa sentire quanto è bella

la voce di Luisella.


(da "Spiaggia, sdraio e solleone", Einaudi, Torino 2000, p. 68)





LA VOCE

di Giovanni Pascoli (1855-1912)


C'è una voce nella mia vita,

che avverto nel punto che muore;

voce stanca, voce smarrita,

col tremito del batticuore:


voce d'una accorsa anelante,

che al povero petto s'afferra

per dir tante cose e poi tante,

ma piena ha la bocca di terra:


tante tante cose che vuole

ch'io sappia, ricordi, sì... sì...

ma di tante tante parole

non sento che un soffio... Zvanî...


Quando avevo tanto bisogno

di pane e di compassione,

che mangiavo solo nel sogno,

svegliandomi al primo boccone;


una notte, su la spalletta

del Reno, coperta di neve,

dritto e solo (passava in fretta

l'acqua brontolando, Si beve?);


dritto e solo, con un gran pianto

d'avere a finire così,

mi sentii d'un tratto daccanto

quel soffio di voce... Zvanî...


Oh! la terra, com'è cattiva!

la terra, che amari bocconi!

Ma voleva dirmi, io capiva:

- No... no... Di' le devozioni!


Le dicevi con me pian piano,

con sempre la voce più bassa:

la tua mano nella mia mano:

ridille! vedrai che ti passa.


Non far piangere piangere piangere

(ancora!) chi tanto soffrì!

il tuo pane, prega il tuo angelo

che te lo porti... Zvanî... -


Una notte dalle lunghe ore

(nel carcere!), che all'improvviso

dissi - Avresti molto dolore,

tu, se non t'avessero ucciso,


ora, o babbo! - che il mio pensiero,

dal carcere, con un lamento,

vide il babbo nel cimitero,

le pie sorelline in convento:


e che agli uomini, la mia vita,

volevo lasciargliela lì...

risentii la voce smarrita

che disse in un soffio... Zvanî...


Oh! la terra come è cattiva!

non lascia discorrere, poi!

Ma voleva dirmi, io capiva:

- Piuttosto di' un requie per noi!


Non possiamo nel camposanto

più prendere sonno un minuto,

ché sentiamo struggersi in pianto

le bimbe che l'hanno saputo!


Oh! la vita mia che ti diedi

per loro, lasciarla vuoi qui?

qui, mio figlio? dove non vedi

chi uccise tuo padre... Zvanî?... -


Quante volte sei rivenuta

nei cupi abbandoni del cuore,

voce stanca, voce perduta,

col tremito del batticuore:


voce d'una accorsa anelante

che ai poveri labbri si tocca

per dir tante cose e poi tante;

ma piena di terra ha la bocca:


la tua bocca! con i tuoi baci,

già tanto accorati a quei dì!

a quei dì beati e fugaci

che aveva i tuoi baci... Zvanî!...


che m'addormentavano gravi

campane col placido canto,

e sul capo biondo che amavi,

sentivo un tepore di pianto!


che ti lessi negli occhi, ch'erano

pieni di pianto, che sono

pieni di terra, la preghiera

di vivere e d'essere buono!


Ed allora, quasi un comando,

no, quasi un compianto, t'uscì

la parola che a quando a quando

mi dici anche adesso... Zvanî...


(da "Canti di Castelvecchio", Zanichelli, Bologna 1907, pp. 41-44)





LA TUA VOCE LONTANA

di Lalla Romano (Graziella Romano, 1906-2001)


La tua voce lontana

è solitudine

più che l'assenza


Così vedono il cielo

i sepolti

cielo bianco delle prigioni

cielo vietato dei ciechi

negato alla memoria


(da "Poesie", Einaudi, Torino 2004, p. 47)





ASCOLTA LA VOCE DEL MAESTRO

di Leonardo Sinisgalli (1908-1981)


Ascolta la voce del Maestro

la domanda che resta senza risposta

ecco il gesso, ecco l'unghia che stride

e scrive un nome sulla lavagna.

Sembrano voci di un altro regno

le dolci voci dei compagni.

Il ragazzo è solo nascosto

tra le ortiche delle tombe.

Spreme in pugno il veleno d'ogni foglia.

Ha voglia di morire. E uno squillo

di tromba lo accarezza, un richiamo

forte come un nitrito.

Riassapora l'inchiostro sulle dita:

è il Maestro che suona?


(da "Tutte le poesie", Mondadori, Milano 2020, p. 77)





VOCE SOLA

di Diego Valeri (1887-1976)


Dove tu sali, inebriata allodola,

amoroso pensiero,

perdute sono e memoria e speranza.

Spento ogni suono, morta ogni parola,

pare che il vento della vita dorma.

C'è soltanto quel cielo, e quella forma

della tua voce sola;

il tuo canto che vola.


(da "Il mio nome sul vento. Poesie 1908-1976", Il Ponte del Sale, Rovigo 2022, p. 119)


Immagine tratta dal film drammatico americano "Voices" (1920)
(da questa pagina Web)


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