Mi fa molto piacere parlare di un volume che mi è stato donato, e che mi ha fatto scoprire una collana interessante, intitolata I Poeti di Ponte Vecchio; il primo volume di detta collana è stato pubblicato nel marzo del 2024, dalla Dantebus Edizioni di Roma; ad oggi, sono una settantina i libri (o, in alternativa gli e-book) in circolazione, grazie ai quali i lettori possono conoscere poeti contemporanei di generazioni diverse e lontane tra loro, per età, stile, biografia e provenienza geografica, accomunati dalla passione per la poesia. Il volume di questa collana di cui vorrei brevemente parlare, è il numero 69, ed è uscito nel gennaio del 2026. Come nei precedenti, anche in questo vengono selezionati otto poeti, differenti per età e provenienti da regioni che comprendono l'intera penisola (dalla Lombardia alla Sicilia); prevalgono di poco le donne, che mi sembrano anche spiccare per qualità. Su una di esse soltanto, però, mi vorrei soffermare: Magda Vigilante. Le sue dodici poesie si possono leggere tra la pagina 59 e la 70 di detto volume e sono precedute da un'ottima Introduzione all'autrice. C'è da ricordare che Magda Vigilante è conosciuta come critica letteraria, autrice di diversi studi su poeti italiani del XX secolo come Arturo Onofri e Giorgio Vigolo; è stata bibliotecaria presso la Biblioteca Nazionale di Roma per molti anni, lì è divenuta la responsabile dell'archivio del poeta e scrittore Giorgio Vigolo; ha curato l'ordinamento e la catalogazione del Fondo Vigolo, oltre a pubblicare saggi critici sulla figura dello scrittore e critico musicale romano; il fondo include carte inedite e manoscritti. Non credo che abbia mai pubblicato alcun volume di versi, eppure questi che ho letto, dimostrano un talento non comune. Le poesie della Vigilante sono dodici, ecco i titoli: Ricordo di mio padre; I crochi; Il lago delle streghe; Il lago nero; Autunno; Sassi; A mio fratello Giuseppe; Baite; Nebbia; Isola di Montecristo; Foglie; La casa vuota. La parte iniziale dell' Introduzione all'autrice, secondo me focalizza perfettamente il modus operandi di Magda, per questo motivo lo riporto di seguito:
La poesia di Magda Vigilante nasce da una memoria custodita come una reliquia interiore, un luogo dove la vita trascorsa continua a emanare luce e ombra, consolazione e perdita. Il suo sguardo poetico attraversa stagioni, paesaggi alpini, laghi incantati, case abbandonate: una geografia reale e simbolica, in cui la natura riflette e amplifica gli stati d'animo. Nei suoi versi, l'esistenza appare come un ciclo impermanente, fatto di luci che si spengono e fioriture che ritornano [...]¹.
Nel proseguo della presentazione, la poetessa-critica letteraria romana viene giustamente avvicinata all'opera di Antonia Pozzi, ponendo l'accento sulla "delicatezza dello sguardo", sulla medesima "intersezione tra paesaggio alpino e interiorità" e "fede nella natura come testimone dei sentimenti umani". A mio parere ci sono altre ottime poetesse italiane che le somigliano, per i citati motivi e non solo, come Donata Doni, Fernanda Romagnoli e Margherita Guidacci. Le dodici poesie si possono dividere in due categorie: i versi degli affetti familiari, e i versi della bellezza della natura. Nei primi si nota una tangibile sincerità, una rara sensibilità ed una malinconia che qualche volta sfiora la disperazione; la poetessa estrinseca, con l'aiuto dei versi, il dolore che ha provato fin dalla lontana infanzia (il padre morì quando aveva pochi anni), a causa delle perdite dei suoi cari; straziante si dimostra la recente scomparsa del fratello maggiore, col quale - così recitano alcuni suoi versi - da bambina aveva condiviso giochi e letture, rimanendo sempre, affettuosamente legata all'uomo che ebbe una vita non facile. L'altra categoria di poesie - che è quella prevalente -, fatta di paesaggi naturali e non solo, quasi esclusivamente rintracciabili in luoghi di montagna che la poetessa ama e visita piuttosto spesso, rivelano una particolare capacità descrittiva; la stagione che colpisce di più la fantasia dell'autrice è l'autunno, coi suoi caratteristici colori (giallo e rosso su tutti); questi si mostrano in modalità differenti: a volte, perché illuminati dal sole, esibiscono tutto il loro splendore; altre volte, invece, quasi scompaiono, a causa delle sopraggiungenti nebbie autunnali. Molta attenzione è riservata anche alle acque, in particolare dei laghi alpini; a tal proposito, nella poesia intitolata Il lago delle streghe, ho trovato delle somiglianze con certi versi del primissimo Palazzeschi, per la rievocazione di personaggi favolistici o leggendari, che in un paesaggio misterioso e suadente fanno la loro comparsa similmente ai fantasmi. E a proposito di fantasmi, anche in un'altra poesia: Baite, un vento impetuoso che attraversa la valle dove ancora sono presenti le vecchie e abbandonate abitazioni, fa percepire alla poetessa le voci della gente che tanti anni prima viveva in quelle piccole costruzioni in legno, come se le persone scomparse già da tanti anni si fossero trasformate in qualcosa d'invisibile, che riesce comunque a palesarsi e a comunicare.
Chiudo questo post con la trascrizione della bellissima poesia di Magda intitolata Ricordo di mio padre, dedicata al genitore scomparso precocemente, che, con titolo diverso e leggere varianti, ho avuto l'onore di pubblicare qualche mese fa, sulla pagina facebook del mio blog. Segue l'elenco dei poeti presenti in questa antologia.
L'estate passò
e sei passato anche tu
in quel giorno di settembre.
Credevo che tu dormissi
quando ti vidi
composto sul letto.
Da bambini non si riconosce
il sonno dalla morte.
Alla finestra
le foglie dorate degli alberi
annunciavano già l'autunno.
La luce della mia infanzia
si spegneva
con la fine dell' estate.
I POETI DI PONTE VECCHIO, VOL. 69
Chiara Bencini, Miriam Cannizzaro, Stefania Cesaretti, Rosanna Parisi, Emanuele Raiano, Davide Siciliano, Magda Vigilante, Jason Yhell
NOTE
1) Dalla pagina 57 di I Poeti di Ponte Vecchio, vol. 69, Dantebus Editrice, Roma 2026.

Nessun commento:
Posta un commento