domenica 17 ottobre 2021

"Alcuni scritti" di Gustavo Botta

 

Se oggi è possibile consultare un libro in cui siano presenti i versi e le prose poetiche di Gustavo Botta (Milano 1880 - Ternate 1948), bisogna ringraziare Francesco Flora (1891-1962): critico letterario e poeta come il Botta, curatore del volume Alcuni scritti (Ariel, Milano 1952), dove si trovano gran parte delle poesie e delle prose dello scrittore milanese, precedute da un ottimo saggio dello stesso Flora, in cui si delineano, in modo ineccepibile, sia la personalità e il pensiero artistico di Botta, sia la sua opera poetica; quest'ultima venne alla luce soltanto dopo la morte del poeta. Oltre al Flora, di Botta si ricordarono altri critici come Giuseppe Ravegnani e Giovanni Titta Rosa, che lo inserirono a sorpresa nella loro importantissima Antologia dei poeti italiani dell'ultimo secolo; quindi, buon ultimo, fu Glauco Viazzi a collocare Botta, all'interno di una sezione, della altrettanto basilare antologia intitolata Dal simbolismo al deco. Leggendo la prefazione di Flora, presente come dicevo in Alcuni scritti, ci si rende conto dell'insoddisfazione perenne di Botta relativa ai suoi versi e alle sue prose; è certo che egli pubblicò pochissime cose sue, in giornali e riviste del primissimo Novecento; per il resto, cercò sempre di modificare, rivedere e perfezionare ciò che scrisse e mai pubblicò. Pure, qualcosa che venne alla luce, ebbe degli elogi da letterati e critici - come Gian Pietro Lucini e Giovanni Boine - che avevano una non comune capacità di individuare talenti in anticipo rispetto agli altri. E, sempre leggendo la prefazione di Francesco Flora, ecco un frammento che ben descrive il modus poetandi di Botta:

 

La tendenza del Botta in quasi tutti i suoi versi è di risolvere per lo più gli stati d'animo eletti e un po' chiusi (alcuno parlò di certo suo ermetismo) nella modulazione armonizzata di un quadro di natura: soli, notturni, paludi: o visini di sogno e di incubo, magari tregende e diavolo: e qualche voce d'amore e di sostenuto patire.

Altra e più agevole direzione della ricerca poetica di Guatavo Botta si volge al poemetto in prosa: e qui tutti gli elementi delle sue varie ispirazioni sono più drammatici ed eloquenti. [...]¹

 

In questo volume sono presenti altri due lati fondamentali della maestria e della competenza di Botta, quelli del traduttore e del critico d'arte; chiudono infatti questo prezioso volume una traduzione del racconto Il centauro di Maurice de Guérin, e un saggio sulla pittura di Emilio Gola.

Ecco, per concludere, due esempi del fare poetico di Botta: una composizione in versi e una prosa poetica, scelte tra quelle che secondo me meritano maggiormente di essere ricordate.

 

 


 

 

NEL SOGNO

 

Nel sogno che sognai

c'erano donne tristi e liete

c'erano fate mansuete

c'erano gli amati volumi

e c'erano densi profumi

che disfacèvansi nell'aria.

C'era una riva solitaria

già tutta stellata di lumi

nella languida sera

violetta, ma c'era

la sventura nera

ambigua e varia,

che non mi lascia mai,

la sventura la sventura ereditaria

nel sogno ch'io sognai.


Milano, 1903

 

(da "Alcuni scritti", Ariel, Milano 1952, p. 29)

 

 

 

 

PARTONO I NAVIGATORI...

 

Partono i navigatori sulla nave snella, che andrà per burrascosi mari, per sconosciuti mari, verso lontane isole verdi, lontano;

partono dispiegando al vento che le gonfia, le larghe solenni vele che il sole indora e la luna inargenta, partono fra cenni di addio e sventolìo di bandiere, cantando!

Così l'anima mia, vergine trepida, impetuosamente ardita, verso l'oceano d'amore - verso Eldorado, verso Eldorado! - salpa, fra gridi di giovinezza e risa illuminanti e profumanti ondate e immagini di delirio...

O glorioso miraggio!... Porto di fiamma capovolto nell'acqua di viola! O gorghi amari! O immensa pace! O raggiante approdo di felicità! E tu, Morgana, ritta su l'infinito, fantasma versicolore!

1898

 

(da "Alcuni scritti", Ariel, Milano 1952, p. 67)

 


NOTE

1) Da "Alcuni scritti", Ariel, Milano 1952, pp. 20-21)

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