domenica 25 gennaio 2026

Riviste: la "Gazzetta Letteraria"

 La Gazzetta Letteraria artistica e scientifica è il titolo di un settimanale artistico-letterario che fu fondato a Torino da Vittorio Bersezio nel 1876, come supplemento del quotidiano La Gazzetta Piemontese; le sue ultime pubblicazioni comparvero nel 1902. Pur inserendo, nelle sue pagine, articoli inerenti a discipline assai diverse fra loro, la poesia qui trovò sempre ampio spazio, e così alcuni tra i poeti italiani più illustri - sia quelli di fine Ottocento che d'inizio Novecento - pubblicarono svariati componimenti in versi sulla rivista torinese; a proposito di poeti che compaiono sulle pagine della Gazzetta Letteraria, si ricordano i nomi di Enrico Panzacchi, Domenico Milelli, Edmondo De Amicis, Arturo Graf, Contessa Lara, Arturo Colautti, Giovanni Marradi, Luigi Conforti, Ugo Fleres, Marino Marin, Pompeo Bettini, Alfredo Baccelli, Giuseppe Lesca, Augusto Ferrero, Diego Garoglio, Guido Menasci, Gustavo Balsamo Crivelli, Cosimo Giorgieri Contri, Ernesto Ragazzoni, Guelfo Civinini, Aurelio Ugolini, Vincenzo Gerace, Giuseppe Lipparini, Térésah, Francesco Gaeta, Gustavo Botta. Le poesie pubblicate dalla rivista, probabilmente furono lette e tenute ben presenti dai poeti crepuscolari provenienti dal capoluogo piemontese (Gozzano, Chiaves, Gianelli, Oxilia e altri ancora), che di lì a poco avrebbero pubblicato i loro versi su altre riviste e in volume. Ecco, infine, tre poesie uscite per la prima volta sulla Gazzetta Letteraria: sono tre sonetti di tre poeti che, in modi differenti, furono molto vicini alle poetiche del decadentismo e del simbolismo, molto in voga durante il periodo temporale in cui uscì la Gazzetta Letteraria. Sarebbe a mio parere opportuno non trascurare questa rivista, se in futuro qualcuno volesse porre l'attenzione sulla nascita e lo sviluppo della poesia decadente e simbolista italiana.






LA DAMA DELLA MENTE, ANGELICATA…

di Alberto Sormani (1866-1893)


La Dama della mente, angelicata,

biancovelata e quasi trasparente,

verso di me veniva dolcemente:

la mano mi sporgea di fiori ornata.


Ed ai suoi piedi appassionatamente

io mi gettai e con voce accorata

- Ritorna, dissi, come sei già stata!

L'ideal non è questo della mente.


Immortale sarà l'amore mio,

puro e sublime come tu lo vuoi! -

ma tu non star troppo vicina a Dio, -


diventa un po' più pura, perdi l'ale,

riprendi i "nervi" ed i difetti tuoi, -

ritorna calda, tenera, mortale!


(dalla «Gazzetta Letteraria», 23 marzo 1889)





«ERRANS PER LUMINA VESPERI»

di Cosimo Giorgieri Contri (1870-1943)


Spesso in questi oziosi ermi tramonti

ov'io solitario, entro la pace

che pei viali limpida si piace

e cui tu, morituro astro, sormonti,


spesso a la vista mia, più che ai non pronti

spirti, qualche mulièbre ombra fugace

appare e ogni altro affanno in me si tace:

ch'io vo membrando le soavi fronti


i belli occhi che amai, li occhi lontani,

le fronti or forse in languid'atto inchine

sul cereo fior delle convulse mani;


e una tristezza lenta in me si posa

come cadenti sopra un molle crine

silenziosi petali di rosa.


(dalla «Gazzetta Letteraria», 15 agosto 1891)





LA BIFRONTE

di Giuseppe Lipparini (1877-1951)


Il poeta foggiò, sognando, un vago 

idolo: e diede vita a la bifronte 

erma; e rifulse su l'alterna fronte 

il pallor di una molto amata imago.


Così animato dal novello mago 

specchiossi il marmo ne la pura fonte 

che zampillava giù da l'ermo monte 

e facea tra i mirteti un picciol lago.


«Quand'ella venne meco nei pomari

misteriosi ove Afrodite impera

— ricorda — così bianca ell'era e muta.»


Or la duplice imagine quei chiari

occhi fissa ne l'alto, e la preghiera

non la scuote. Anche in sogno, ella rifiuta.


(dalla «Gazzetta Letteraria», 2 gennaio 1897)

domenica 18 gennaio 2026

Le filatrici

 

Sono fanciulle e filano pian piano,

Sparge sovr'esse la lucerna d'oro.

Tace, ognuna; ma va la bianca mano

Lenta al fuso, con l'altre, come in coro.

L'una non vede l'altra o storna o incita;

Vede il suo filo ognuna: la sua vita.

Narra al filo, dal filo ascolta, tanto!

Terge la bianca mano, spesso, il pianto.

 

 

 

COMMENTO

 

Le filatrici è il titolo di una poesia di Renato Rinaldi (Portole 1889 – ivi 1914); più precisamente, è la prima poesia della sezione Miniature, che si trova nella raccolta intitolata Canti (Fratelli Niccolini, Pola 1910). Io l’ho trascritta dall’antologia Poeti italiani d’oltre i confini (Sansoni, Firenze 1914); qui, Rinaldi è presente con sette poesie, tutte facenti parte di Canti. Il titolo, così come il tema della poesia qui riportata, ricordano molto alcune opere figurative del passato; in particolare, è molto pertinente la famosa tela che porta il medesimo titolo, realizzata nel XVII secolo dal pittore spagnolo Diego Velázquez, che si può ammirare nella foto sottostante.


Diego Velázquez, "Las hilanderas"
(da questa pagina Web)


domenica 11 gennaio 2026

La sera nella poesia italiana decadente e simbolista

 Nelle numerose poesie dedicate alle ore serali dai poeti italiani decadenti e simbolisti, spesso si respira un’aria magica: in quella precisa parte del giorno accadono eventi - più o meno reali o tangibili - che non si notano nel resto del dì; ad esempio Enrico Cavacchioli in La sera, ascoltando i rumori dei versi di alcuni animali che gli sono vicini (ma non riesce a vederli) e, nello stesso tempo, guardando il paesaggio naturale che lo circonda, prova delle sensazioni paniche, e si sente tutt’uno con la natura. Alla stessa maniera, l’atmosfera tutta particolare che offre l’oscurità della sera, facilita la nascita di riflessioni e di pensieri di una profondità fuori dal comune, spesso riconducibili ad uno stato d’animo nostalgico o malinconico; e questo il caso della poesia Alla sera di Luigi Gualdo. In altri casi la sera acquisisce un’aura di mistero, e si verificano dei fatti che non hanno una spiegazione logica (a tal proposito si legga L’invetriata di Dino Campana). Ma la sera può divenire anche il momento più propizio per l’atto amoroso, come accade nella poesia Di sera, lungo il fiume di Diego Angeli. A proposito di amore e di personaggi femminili, ne La sera di Gabriele D’Annunzio, una donna molto affascinante, che è in compagnia del poeta nelle ore serali, diviene, a seguito di suppliche reiterate dello stesso, una sorta di angelo consolatorio, perdendo del tutto l’attrattiva sensuale che pure gli appartiene. In Sorpresi dalla sera di Giulio Gianelli, i ruoli s’invertono, e il poeta si trasforma in angelo protettore di una ipotetica “sorella”, stringendola a sé e guidandola sulla strada di casa, mentre lei trema per una sensazione improvvisa di freddo, causata dal repentino arrivo della sera invernale. Nelle due poesie di Cosimo Giorgieri Contri, la sera acquista un significato prettamente simbolico, diventando la penultima fase della vita umana; per questo il poeta è spinto a fare i suoi bilanci esistenziali, enumerando i dolori, gli amori, i ricordi, i rimpianti e infine le rassegnazioni di tutta la sua vita (come se fosse già vecchio). Infine, si nota che tra i mesi dell’anno è il maggio quello più citato: in queste sere di primavera inoltrata, i poeti rintracciano delle situazioni a volte colme di misticismo, altre volte di sensualità, meno percepibili negli altri mesi dell’anno.


 

Poesie sull’argomento


Diego Angeli: "Tristezze di una sera d'Inverno" in "La città di Vita" (1896).

Diego Angeli: "Di sera, lungo il fiume" in "L'Oratorio d'Amore. 1893-1903" (1904).

Gustavo Botta: "Grottesca" in "Alcuni scritti" (1952).

Dino Campana: "L'invetriata" in "Canti Orfici" (1914).

Antonello Caprino: "La sera" in "Il Tirso", luglio 1906.

Enrico Cavacchioli: "Una sera (I e II)" in "L'Incubo Velato" (1906).

Francesco Cazzamini Mussi: "Voci nella sera" in "Le allee solitarie" (1920).

Girolamo Comi: "Perle d'ardori e di malinconia" in "Lampadario" (1912).

Auro D'Alba: "Impressioni di tutte le sere" in "Baionette" (1915).

Gabriele D'Annunzio: "La sera" in "Poema paradisiaco" (1893).

Giuliano Donati Pétteni: "Sera in provincia" e "Prime sere di primavera" in "Intimità" (1926).

Enrico Fondi: "Convalescenza" in "Poesia", agosto 1909.

Luisa Giaconi: "Invocazione alla sera" in "Tebaide" (1909).

Giulio Gianelli: "Sorpresi dalla sera" in "Intimi vangeli" (1908).

Cosimo Giorgieri Contri: "La parola" in "Il convegno dei cipressi" (1894).

Cosimo Giorgieri Contri: "Sera sull'Adriatico" in "Primavere del desiderio e dell'oblio" (1903).

Corrado Govoni: "Un organo di Barberia" in "Armonia in grigio et in silenzio" (1903).

Corrado Govoni: "Oro appassito e lilla smontato" in "Fuochi d'artifizio" (1905).

Corrado Govoni "Sera di maggio" e "Sera" in "Gli aborti" (1907).

Corrado Govoni: "Sera" in "Poesie elettriche" (1911).

Luigi Gualdo: "Alla sera" in "Le Nostalgie" (1883).

Giorgio Lais: "Dopo il tramonto" in "La Vita Letteraria", ottobre 1905.

Enzo Marcellusi: "Una sera di maggio, dunque: tiepida" in "Il giardino dei supplizi" (1909).

Tito Marrone: "La tregua" in «Varietas», ottobre 1906.

Mario Morasso: "Scena" in "I Prodigi" (1894).

Marino Moretti: "La prima sera del «mese di maggio»" in "Poesie scritte col lapis" (1910).

Nicola Moscardelli: "Sera provinciale" in "Abbeveratoio" (1915).

Nino Oxilia: "A sera, quando..." in "Gli orti" (1918).

Giovanni Pascoli: "Sera ed alba" in "Poesie varie" (1912).

Emilio Scaglione: "Sera" in "Limen" (1910).

Alberto Sormani: "Simbolo" in "Cronaca d'arte", I, II, 1891.

Giovanni Tecchio: "Mysterium" in "Mysterium" (1894).

Aurelio Ugolini: "La sera" in "Viburna" (1905).

Teofilo Valenti: "Crepuscolo de la sera" in "Le Visioni" (1906).

Diego Valeri: "Poi che la sera..." in "Crisalide" (1919).

Mornor Yadolphe: "Fosforescenza" in "I Nauti del Sogno" (1929).

 

 

 

Testi

 

TRISTEZZE DI UNA SERA D'INVERNO

di Diego Angeli

 

«E tornerò domani nel dolente

giardino in mezzo a tante foglie morte,

vedrò due donne nel dolore assorte

piangere sopra il lor padre morente.»

 

Io penso quel giardino dove lente

gocciole cadon dalle rame storte.

Ah s'io potessi aprir tutte le porte,

valico immenso al tuo dolore ardente!

 

Troppo le tue pupille inardite

fissati lunge verso oscure cose

fuor della vita, ed ora in van disperi.

Io so di un Saggio che dicea: Voi dite

che ogni mattino arreca nuove rose...

Oh sì! Ma dove son quelle di ieri?

 

(da "La Città di Vita", Premiata Tip. dell'Umbria, Spoleto 1896, p. 15)

 

 

 

 

SORPRESI DALLA SERA

di Giulio Gianelli

 

Stringiti a me, non abbia il tuo cuore neppure un sussulto.

Rabbrividisci? è nulla, o quasi; un remoto singulto

di rivo sotto gli archi di gelo; o che al gelo un virgulto

s’infranse. Torniamo, ora: che importa se il dì ci abbandoni?

Torniamo con passi fratelli: i tuoi passi son buoni,

non isfioran la terra, non hanno che docili suoni:

non li temono i fiori, l’erbetta li ama, li vuole... O Maria,

che parole da bimbo ti dico! ma abbrevian la via.

Guarda: il sole adescato dai monti, con tatti leggeri

raccoglie i veli ed esula: restano ciechi i sentieri.

Parla anche tu, sorella. Che pensi ?... Ah quella campana

è in estasi di pianto! (un’ anima che s’allontana).

È bene... ascoltare. Che angoscia nel rotto lamento!

Vuole, forse, col grido raggiungere nel firmamento

l’anima fuggitiva... o, forse, ella piange, ella suona

per dir che la terra saluta, ricorda, perdona.

Ma non pianger tu pure, non piangere, ora;

verranno le lacrime nostre, o sorella, col tempo; e saranno

le benvenute, sai? sicuro: le gemme de l’anno.

Torniamo che fa buio; già stridono porte e cancelli

chiudendosi a la notte: torniamo con passi fratelli:

giova ascoltar le funebri squille, pensare agli avelli.

 

(da "Intimi vangeli", Streglio, Torino-Genova 1908, pp. 50-51)


Adolphe Appian, "Un soir d'automne, environs de Roussillon"
(da questa pagina Web)


domenica 4 gennaio 2026

Antologie: "Poesia surrealista italiana"

 Il surrealismo è stato un movimento letterario e artistico nato e sviluppatosi in Francia subito dopo la fine della Grande Guerra. Malgrado tale movimento fosse già ben presente da svariati anni, ufficialmente nacque nel 1924, quando il poeta francese André Breton pubblicò il primo Manifesto del surrealismo; nel medesimo anno uscì anche il primo numero della rivista La révolution surréaliste. Il surrealismo, che fu rappresentato, oltre che da Breton , da Aragon, Soupault, Eluard e tanti altri scrittori non esclusivamente transalpini, ebbe, come punto di riferimento ed antecedente storico, il movimento dadaista; ma, mentre quest’ultimo si dimostrò fortemente eversivo nelle sue teorie e nei suoi programmi, il surrealismo si poneva in modo più costruttivo; i surrealisti, così come i dadaisti, avevano certamente l’intento di rovesciare l’ordine borghese, ritenuto stravecchio e quindi obsoleto, ma, nello stesso tempo, si proponevano di contribuire alla nascita di una umanità “nuova”; per fare ciò essi andarono alla ricerca dell’autenticità degli esseri umani e delle cose, scavando in profondità, e seguendo strade del tutto inusuali, che non avevano la loro base su regole razionali, né su schemi logici.

Questo lungo preambolo, è servito ad introdurre un breve commento dedicato ad un’antologia che, nel 2007 – anno di pubblicazione – rappresentò sicuramente una novità nel settore, poiché raccoglieva testi poetici di scrittori italiani del Novecento, vicini al movimento surrealista; da qui il titolo: Poesia surrealista italiana, che la curatrice Beatrice Sica volle dare a questa interessantissima opera antologica. Si parte da Dino Campana e si giunge a Ferdinando Albertazzi; nelle 289 pagine di questo volume edito da San Marco dei Giustiniani di Genova, sono presenti versi e prose poetiche di 40 scrittori del nostro paese, suddivisi nelle seguenti sezioni: Avanguardia storica; Ermetismo e postermetismo; Neoavanguardia e parasurrealismo.

La parte antologica è preceduta da una preziosa introduzione della curatrice, che ivi, tra le altre cose, chiarisce i rapporti ben identificabili tra i poeti italiani ed i migliori esponenti stranieri del surrealismo. Dulcis in fundo, si può leggere una breve poesia di Aldo Palazzeschi che, come dice la stessa Sica:

 

«È una nota a margine, una piccola riflessione finale, attraverso la penna lieve e sapiente di Palazzeschi, che nel 1972 si chiede e ci fa chiedere, con grazia tutta sua, che cosa sia la poesia: menzogna, verità, sogno, fantasia? “Poesia è solamente una realtà / una realtà / al di sopra della realtà”. Ovvero, in altre parole, una surrealtà.»¹

 

Chiudo, come è mio solito, riportando i nomi di tutti i poeti che sono presenti in questa antologia.

 




POESIA SURREALISTA ITALIANA

Dino Campana, Ardengo Soffici, Giovanni Papini, Aldo Palazzeschi, Massimo Bontempelli, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Giuseppe Raimondi, Bruno Corra, Mario Carli, Farfa, Paolo Buzzi, Sebastiano Carta, Corrado Govoni, Arturo Onofri, Girolamo Comi, Alfonso Gatto, Libero De Libero, Mario Luzi, Andrea Zanzotto, Raffaele Carrieri, Piero Bigongiari, Ruggero Jacobbi, Antonio Delfini, Vittorio Bodini, Emilio Villa, Edoardo Cacciatore, Alfredo Giuliani, Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti, Antonio Porta, Nanni Balestrini, Adriano Spatola, Giorgio Celli, Corrado Costa, Amelia Rosselli, Giuseppe Guglielmi, Gian Pio Torricelli, Giuliano Scabia, Ferdinando Albertazzi.

 

 

 

 NOTE

1)     Da: Poesia surrealista italiana, San Marco dei Giustiniani, Genova 2007, p. 72)